Dopo molto tempo.
Tra casini lavorativi a mille e casini da festeggiamenti notturni.
Un po’ stanco, direi.
E quest’anno, per Natale, anche un po’ triste.
Gia’ il morale per il lavoro e le condizioni al contorno non e’ ‘sto granche’.
Ieri poi se n’e’ andato un mio collega, che ha cambiato lavoro.
Ne e’ passata di gente in 5 anni e mezzo, ma questa volta la dipartita ha avuto un effetto strano.
Si, perche’ era uno degli storici, che con me e gli altri storditi di colleghi faceva parte di un gruppo incredibile. Quelle esperienze che, credo, uno si trova a vivere una volta sola nella propria vita lavorativa.
Era “uno di noi”, insomma.
Che botta, ieri sera ero triste. E oggi pure non e’ che vada meglio.
Comunque mi manca.
E sono comunque contento, ovviamente. Perche’ ha fatto una scelta “di vita”, per N motivi non voleva piu’ stare dov’era; voleva tornare al suo paese, dai suoi affetti, dai suoi amici, insomma a casa sua.
Ha scelto ed e’ andato, nonostante si sia dovuto separare da noi. Ha pianto ieri.
Cavolo che invidia. Nel bene, ovviamente.
Ha quello che vuole. Come lo vuole.
In tante cose mi rivedo.
Anche io vorrei scegliere, voglio scegliere, sceglierei domani perche’ ho chiaro cosa fare. Ma ci sono miliardi di motivi diversi per cui non riesco a venirne a capo.
E questa situazione mi porta a rivedere tutto, a chiedermi se sia giusto quello che ho in testa.
E quindi rieccomi qui, a non sapere.
Babbo Natale, portami un’idea.