Weekend da leoni

Eccomi qui, a cercare di riordinare i pezzi di un weekend incredibile coi cVetinetti di Voghera.

Nonostante defezioni importanti, quali quelle del Passo, del Mosca e di Facci, la caldissima ed olezzantissima Siviglia ci ha regalato grandi emozioni.

Ma andiamo con ordine.

Sveglia venerdì ore 6, devastato dalla settimana lavorativa e quindi con qualche problema psico-deambulatorio. Doccia, gasatissimo mi infilo in macchina con largo anticipo verso Orio.

Ovviamente, appena metto il becco sulla tangenziale est e nonostante non fossero manco le 7 del mattino, trovo subito una commovente coda di 8 km fino a Lambrate. Santi e Santissimi che piovevano, gli altri nelle due macchine avevano fortuna loro già passato il bordello. Mi chiamano da Orio e io sono ancora a Lambrate. Dopo un paio di rosari, passo il blocco dando dal finestrino del figlio di puttana a uno dei 2 camionisti coinvolti nell’incidente, ed a velocità WARP raggiungo Orio sul filo dell’autovelox.

Parcheggio a culo a 1 metro dalle partenze, e raggiungo gli altri in una selva di bestemmie.

Tutti presenti, si dà il regalo al Came, ovvero maglietta celebrativa giallo limone poco appariscente. Lo slogan è ovviamente frutto della mia mente contorta: “Limone duro, anello sicuro”, con richiamo al giallo della maglia stessa. Ovviamente avevamo gli occhi di tutti puntati addosso, ognuno cercava di riconoscere chi fosse il festeggiato ridendoci in faccia.

Arriviamo al gate e siamo tentati si cannare volontariamente ingresso, dato che alla nostra destra Ryanair portava un paio di biondone a Riga. Niente, prendiamo il volo corretto ed appena seduti scattano subito la prima ammonizione ed il primo richiamo verbale; arbitri maledettamente casalinghi.

La hostess, in fase di spiegazione di come salvarci in caso di morte certa per schianto al suolo, vede a un metro da sè il Gori che cazzeggia a voce alta con Euge, per cui lo ribalta subito sventolando un cartellino ed ammonendo verbalmente Euge che alla prossima ce n’è anche per lui. Il Gori, resosi conto che lasciare subito la squadra in inferiorità non è bello, le salva la vita da una testata sul muso e si mette giù cuccio e tranquillo.

Dopo poco, però, il Came fa per andare in bagno, e nonostante fosse il capitano nonché festeggiato, si becca un giallo per intralcio agli omini delle vivande. Una squadra normale, dopo una botta di inizio così, avrebbe mollato, ma noi nemmeno per idea.

Arriviamo in suolo andaluso e veniamo accolti dai 483 gradi Kelvin al suolo, andiamo in bagno nel bagno più oscuro dell’universo (luce completamente spenta, io senza occhiali l’ho fatta Dio solo sa dove) e poi via verso l’hotel.

Qui veniamo accolti da un simpatico receptionist che subito ci fa capire quanto gli piaccia il membro riproduttivo maschile (per non essere volgare), innamorandosi istantaneamente del Came e promettendogli mari e monti, tra l’altro con una vocina imbarazzante.

Dribbliamo anche le sue avances e schizziamo a fare un giro, infilandoci in un bar dove riusciamo a spendere 130 euri mangiando 4 tapas e bevendoci su un po’ di birre.

Dopodiché, non paghi, attraversiamo i 5 cm di larghezza del vicolo ed andiamo nel ristorante di fronte, aperto ben dal 1386, e facendo un ciocco del boia ordiniamo l’inferno: birra a rudo, 2 piatti di jamon serrano, 2 di calamari fritti, 2 di salumi misti, e per finire 4 spiedini ENORMI. Prendere dei cazzotti in pancia da Ivan Drago sarebbe stato meno fastidioso. Ma non cediamo e magnamo tutto. In preda all’estasi culinaria sfondo anche un bicchiere per terra.

Torniamo in hotel stongi di cibo e birra, ci cambiamo e andiamo a vedere l’Alcazar. Qui subito un dubbio ci sorge spontaneo: ma sarà la disco-band che ha dato il nome al palazzo, o viceversa? Se qualcuno sa la risposta, ce lo dica.

Giriamo in lungo e in largo, quasi ci perdiamo nei giardini, e poi all’improvviso un’incoscienza; beviamo da un’innocua fonte di acqua per rinfrescarci. Da lì nasceranno i Liquida.

Giriamo e torniamo in hotel, per ripigliarci e cambiarci per la serata. E lì altra incoscienza: nella mia stanza viene piazzata, da me ovviamente, l’aria condizionata a -42, provocando infarto istantaneo a Euge e congelamento prolungato del Gori, mentre io sciallo. Sì, sciallo un par di ciufoli, visto che la sera fondo direttamente un nuovo gruppo pop-rock, i Liquida. Per 4 volte vedo il cesso, nei posti più disparati che nemmeno nei peggiori bar di Caracas. Mi seguono il Gori ed Euge a fine serata. Ma anche Rouge, il giorno dopo, non disdegna di entrare a far parte di un quartetto che rivoluzionerà la musica degli anni 2000.

La serata scorre via abbastanza imburruta, perché Siviglia, oltre a puzzare di merda in una maniera improponibile, è sufficientemente dispersiva. Andiamo quindi a muzzo in qualche baretto, poi veniamo rimbalzati da un locale che sembrava l’atrio di una banca per tutti gli avventori in tight che entravano, io-Gori-Sam-Rouge non cediamo all’imburrimento generale e con l’aiuto di un tassista arriviamo un una zona che doveva essere il centro del mondo ed invece aveva aperto un solo “pub” (ovvero un posto come il Bar Esso a Castelnuovo) nel raggio di km. Sempre presenti gli omini della pulizia cacca di cavallo dalle strade (si, Siviglia è tappezzata di carrozze i cui cavalli defecano dove pare loro) che ci spruzzano “acqua” addosso e perseguitano il Gori non lasciandogli fare plin-plin dove voleva.

Vabbè, nanna.

Secondo giorno: raggiungiamo il centro dopo aver assistito a foro di gruppo di un matrimonio andaluso tra La Balena Bianca ed un improvvido obeso col padre che sembrava un mafioso anni ’30, mangiamo e poi via verso la Cattedrale.

Appena entrati suona il cellulare a Rouge, ed istantaneamente partono preghiere ad alta voce. Turbati da ciò, facciamo tutto il giro salendo anche sulla torre della Giralda, che si rivela taglia-gambe (temperatura esterna: 56 miliardi di gradi Fahrenheit). Ovviamente arriviamo su e parte pure un tocco di campane, così, giusto per stordirci ancora.

Scendiamo e ci allunghiamo fino a Plaza de Toros, dribblando continuamente distinte obese rom che offrivano rametti di rosmarino. Ora, io ho visto di tutto, a Lisbona c’erano venditori ambulanti che vendevano dagli occhiali alla bamba senza passare dal fumo, però cacchio rametti di rosmarino sono fuori dalla mia comprensione. Ho provato a capirne il business, ma non riesco ad entrare nella mente degli incravattati sopra di loro che nelle loro segretissime riunioni di business discettono, tra una slide e l’altra, dell’andamento delle vendite di occhiali finti rispetto a quelle dei rametti di rosmarino. Ma perché??? Forse per coprire la puzza di cacca??

Svacchiamo nell’ennesimo bar, in cui il Came si addormenta, ed in cui nasce lo slogan più fastidioso del mondo: “Ferari, Ferari, non vogliamo più precari!!!”. Chiedete allo sposo il perché.

Riusciamo a ritornare in hotel ormai disidratati, doccia e via per cena. Ci fermiamo in un ristorante caruccio ma un po’ turistico, che il Came prenota per noi con un sonoro peto di fronte a una coppietta di innamorati che non dimenticheranno mai il loro viaggio a Siviglia. Ci facciamo notare da un cameriere cattivissimo che stava lucidando senza senso un pilastrino di marmo del muro, e magnamo ingozzandoci di paella.

Cambio di abito, e poi via per locali.

Mojito con vista Guadalquivir, accompagnati da una simpatica ubriacona che litigava con le transenne della via. Poi torniamo al locale fighetto-hall di banca e questa volta non ci rimbalzano, sbevazziamo allegramente in riva al fiume e in mezzo alle granny e poi via in disco. Direzione, il Babilonia, locale pettinato con la PR più idiota del mondo (scrive in inglese peggio di me e non mi risponde al telefono).

Entriamo ed il Gori ovviamente quasi polemizza col buttafuori per la velocità di parlata degli spagnoli, poi è un valzer di cocktail a metà dei quali inizio a dar segni di squilibrio.

Ricordo solo delle passerine incredibili spesso accompagnate da lavatrici con le gambe, e ricordo una barista che al 49esimo cocktail ci regala una consumazione, che ovviamente mi piega le reni.

Al ritmo di “Barbra Streisand” ci ammazziamo di far gli stupidi, poi all’alba delle 5 chiamo 39 taxi per farci portare a casa. Il nostro tassista ci mette esattamente 4 minuti per attraversare la città, partendo alle 5.15 dalla discoteca siamo arrivati in hotel alle 4.30 della stessa giornata. Ben 45 minuti prima.

Nanna di 4 ore, risveglio impossibile con tutto il Decathlon in bocca e in testa ma almeno senza trovare una tigre in bagno, raccogliamo i cocci e via per l’aereoporto, in cui consumo una colazione dei campioni panozzo jamonYqueso + dolcetto lungo 3 metri di cioccolato e caramello, che mi ripiglia e mi permette di ri-abbioccarmi in pose laocoontiche sui comodissimi seggiolini Ryanair.

La solitaria Orio-Bande Nere è roba per pochi campioni.

 

Questo solo un “piccolo” sunto di un weekend incredibile….vorrei tornare là…..grazie ragazzi!!!!!

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